Le Norme Antiricilaggio e il settore bancario

Questo breve articolo si propone di spiegare l'atteggiamento reticente delle banche quando si tratta dell’ apertura e della gestione di conti bancari e di come questo atteggiamento sia influenzato, tra le altre cosei, dalla normativa antiriciclaggio.

Al giorno d'oggi, è sempre più difficile aprire conti bancari, sia per le persone fisiche non residenti, sia per le società residenti con azionisti non residenti nel paese dove si trova la banca/la società. Che cosa si intende per soggetti non residenti e per società residenti con azionisti non residenti? Per ‘persona non residente’ si può intendere, ad esempio, un individuo che, pur avendo residenza in Francia, vuole aprire un conto nel Regno Unito senza mutare residenza. Per ‘società residenti con azionisti non residenti’ si intendono, invece, società che, sempre a titolo esemplificativo, hanno sede nel Regno Unito, ma che sono composte da soci con residenza francese i quali desiderano aprire un conto. bancario nel Regno Unito. Sicuramente è più difficile ottenere il via libera della Banche nel secondo dei due casi sopra esemplificati. Questo perché a favore degli individui, in particolare per gli “high net worth individual”, si è sviluppato un settore bancario internazionale che offre conti correnti "internazionali” per soddisfare le esigenze dei jet setter.

In realtà, sia nel settore onshore che in quello offshore, le banche si rifiutano di aprire conti bancari per una moltitudine di ragioni. Inoltre, anche se più raramente, questo atteggiamento estremamente prudente da parte delle banche sta cominciando a prendere piede anche nei confronti di persone e di società composte da individui residenti nel paese in cui si trova la banca (vale a dire, ad esempio una banca del Regno Unito con persone fisiche residenti nel Regno Unito). Ci sono state occasioni in cui le banche hanno applicato alcune procedure, destinate principalmente a persone non residenti, anche a persone residenti.

Quindi, cosa sta succedendo? Questo cambiamento di atteggiamento è dovuto ad una serie di motivi, anche se in primo luogo incidono sicuramente le normative antiriciclaggio e i conseguenti “rischi di reputazione” (reputational risk) per le Banche e i vari scandali verificatisi di recente (Panama, Swiss Leaks ecc) hanno soltanto ingigantito il problema.

Questo riflette anche una nuova realtà, in quanto oggi la maggior parte del denaro passa attraverso il sistema bancario elettronico (SWIFT, SEPA) ed è molto difficile effettuare transazioni monetarie fuori del sistema bancario internazionale. Le autorità nazionali si sono accorte di questo e hanno approvato norme con gravose responsabilità e conseguenze per le banche nel caso venisse successivamente scoperto che attraverso i loro conti bancari sono transitati soldi che provengono da attività illecite o illegali. Infatti, oggi, il termine “antiriciclaggio” ( 'AML') è spesso utilizzato come termine generico per tutto ciò che è illegale o illecito. Tuttavia l’ antiriciclaggio di denaro è soltanto una delle attività illecite alle quali le banche devono prestare attenzione: ci sono altre attività illecite, come ad esempio il finanziamento del terrorismo e i reati finanziari . Di conseguenza, le Banche sono soggette ad un sacco di obblighi e norme di “compliance” che li rendono una sorta di estensione delle forze dell’ordine. Inoltre, se una banca è accusata di aver aiutato o facilitato il riciclaggio di denaro o a qualsiasi altro tipo di attività illecita, oltre ad avere la licenza sospesa, può essere rimossa dal sistema dei bonifici bancari, sia internazionale che nazionale. Ciò significa che qualsiasi titolare di un conto bancario presso una banca accusata di violare le norme antiriclaggio non può trasferire soldi tramite bonifici bancari ad altre banche. Questo, insieme alla rimozione della licenza bancaria, comporterebbe la fine della banca, alla quale non resterebbe che chiudere il suo business. Recentemente il Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN), che è un ufficio del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, ha accusato una banca cipriota di supportare il riciclaggio di denaro, col risultato che quest’ultima è stata tagliata fuori dalle reti finanziarie degli Stati Uniti (essenzialmente non poteva più fare transazioni in dollaro). Di qui, la sospensione della sua licenza bancaria da parte della Banca Centrale di Cipro.

È chiaro che se le autorità agiscono contro le banche, l'esistenza stessa delle banche è minacciata. Di conseguenza, queste tendono ad essere sempre più caute, sia durante l'apertura di conti per i potenziali clienti, sia nella gestione. Questo si traduce in un’ amministrazione eseguita con mano pesante da parte delle banche nei confronti dei loro clienti, in particolare di quelli non residenti. Si viene a creare un’inversione dell’onere della prova, che pende, come una spada di Damocle, sulla testa del cliente, al quale spetta il compito di dimostrare la sua “innocenza”.

Questo cambiamento delle banche e delle istituzioni finanziarie, che si tramutano in longa manus delle forze dell’ ordine, è spesso causa di grande sofferenza per i clienti “puliti” , colti di sorpresa dalla burocrazia necessaria. Nonostante l'esistenza di software che aiutano a svolgere la funzione di applicazione delle norme, le banche non sono ancora ben attrezzate a riguardo . E', infatti, del tutto impossibile impiegare tutta la manodopera necessaria e rimanere un'organizzazione redditizia e, di conseguenza, le banche utilizzano spesso un sistema "one size fits all" per far rispettare la loro autorità. Questo si traduce in regole applicate a casi che chiaramente non lo meriterebbero, perché la rete gettata dalle banche cattura tutti, indipendentemente dal coinvolgimento in attività illecite.

E’ questo il contesto che deve essere preso in considerazione quando un business intende avvalersi di “corporate banking” internazionale e quando si cercano i metodi migliori per raggiungere gli scopi commerciali senza essere frenati da questioni normative e burocratiche imposte dalle banche.